Ho visto l’Odissea di Christopher Nolan di cui si parla tanto e vi dico cosa mi è piaciuto e cosa no.

Premetto che nei miei ricordi a tema Odissea resta come pietra di paragone il bellissimo sceneggiato Rai a puntate con Bekim Fehmiu e Irene Papas visto da bambina, ma questo è un kolossal costato 250 milioni di dollari ( già ampiamente ripagati dall’incasso) girato in IMAX e che vale la pena vedere almeno per tre scene. La scena iniziale con il cavallo di Troia spiaggiato in riva al mare, gli episodi di Polifemo e della trasformazione degli uomini in maiali ad opera della Maga Circe e il ritorno di Ulisse alla reggia con la “mattanza” dei proci.

Ma più di tutto mi è piaciuto il punto di vista del regista su Ulisse, descritto più per la sua sete di avventura e conoscenza, come un uomo che sfida continuamente gli dei ma sente su di sé la responsabilità della morte dei suoi uomini, vittima del suo stesso multiforme ingegno che lo porta a distruggere Troia con l’inganno e a pentirsene durante il lungo viaggio di ritorno a Itaca.

Riuscita anche la figura di Penelope, lontana anni luce dall’iconografia classica che la vuole soggetto passivo in perenne attesa, è una donna che sa il fatto suo e regna al posto del marito. Altrettanto bella è la figura di Calipso (una splendida Charlize Teron) che oltre a irretire Ulisse alla fine lo aiuta a ritrovare se stesso e il senso del suo stesso viaggio.

Forse Nolan ha dato più spazio del dovuto alla guerra di Troia mostrandola in tutta la sua crudeltà, simbolo di tutte le guerre venute dopo, ma riesce a restituire all’Odissea e all’epica omerica la tradizione dell’opera cantata, a partire dalla straordinaria interpretazione del rapper Travis Scott, nei panni del cantore che tramanda le storie, portandole in giro.


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