Siamo una famiglia social

Siamo una famiglia social

Il rapporto tra genitori-figli e uso dei social è fonte di preoccupazione e litigi in quasi tutte le famiglie. “Posa quel cellulare, siamo a tavola” “Smetti di scrollare le pagine, sto parlando con te” sono frasi comuni che risuonano nella case di tanti italiani. Ma spesso noi genitori per proteggere, finiamo per proibire o controllare in modo spasmodico i loro social, senza pensare che così facendo si ottiene l’effetto opposto.

Del tema si è parlato oggi all’incontro organizzato da Meta con una famiglia d’eccezione: quella di Benedetta Parodi e Fabio Caressa, insieme ai loro tre figli: Matilde, Eleonora e Diego. Con Luca Mazzucchelli, psicologo, hanno condotto una chiacchierata informale su come una famiglia così esposta al mondo dei social sia riuscita a gestire senza conflitti il tempo speso on line dai loro ragazzi.

“In famiglia abbiamo poche regole, ma valori molto solidi. Il dialogo aperto e il rispetto reciproco sono sempre stati centrali, anche quando si parla di social. Per noi le conversazioni più importanti nascono nei momenti quotidiani, magari in cucina, senza giudizio: è lì che si costruisce davvero la fiducia”, ha raccontato Benedetta Parodi. 

“È importante anche saper riconoscere i propri errori”,” le fa eco il marito Fabio Caressa. Nessun genitore è perfetto e a volte riuscire a chiedere scusa ai propri figli aumenta la fiducia reciproca, senza togliere all’autorevolezza”.

“I genitori si dividono in due – ha spiegato Luca Mazzucchelli, psicologo e divulgatore tra i primi a portare la psicologia on line n el 2012 – C’è il genitore falegname e quello giardiniere. Il primo fa come mastro Geppetto, persegue la sua idea precisa di figlio e fa di tutto per realizzarla, il risultato è Pinocchio un burattino un po’ rigido. Il genitore giardiniere invece coltiva e fa crescere un seme, senza sapere cosa diventerà e senza imporre che sia di un tipo o di un altro. È la cura, la dedizione verso quel seme che fa la differenza”.

In sintesi, al controllo va preferito il confronto, al conflitto il dialogo. Le piattaforme, naturalmente, devono svolgere il loro ruolo offrendo strumenti efficaci, come quelli messi a disposizione da Meta: oltre 50 funzionalità che spaziano dagli account dedicati ai teenager alle impostazioni restrittive attive di default, dalla classificazione dei contenuti per maggiori di 13 anni alla supervisione parentale.



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