Sport Senza Frontiere riparte con Joy 2026

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Al via il programma estivo di Sport Senza Frontiere ETS che da quasi 10 anni organizza summer camp e weekend nella natura per i ragazzi di famiglie disagiate. Un modello d’inclusione premiato come best practice dal Coni nel 2014. Ecco com’è nato e cosa propone.

La lunga estate è iniziata e per molte famiglie la fine della scuola segna l’inizio di un periodo difficile, specie per chi vive in condizioni di fragilità economica e sociale. Per questo da circa nove anni la onlus Sport Senza Frontiere organizza gratuitamente Joy, un progetto gratuito rivolto a bambini e ragazzi dai 7 ai 16 anni provenienti da contesti di fragilità economica e sociale, che prevede summer camp, centri estivi e weekend nella natura.

Anche quest’anno saranno coinvolti oltre 1000 bambini e ragazzi di famiglie in condizioni disagiate e per la prima volta verranno accolti anche minori rifugiati arrivati da Gaza. Sarà anche un’estate all’insegna del mobile free per riscoprire sport, relazioni e tempo reale, una delle regole ferree è infatti quella di limitare l’uso del cellulare allo stretto indispensabile per far ritrovare ai ragazzi la bellezza dello stare insieme e non davanti a uno schermo.

Il progetto di inclusione solidale è reso possibile grazie alla rete di contatti con oltre 230 società sportive che già collaborano con Sport Senza Frontiere durante l’anno scolastico, erogando corsi in otto città italiane (Milano, Novara, Monza, Torino, Roma, Fiumicino, Bari e Napoli) su quasi 30 discipline sportive diverse (dal calcio, alla danza, fino al golf).

«Siamo partiti con il Pentathlon» racconta Alessandro Tappa, presidente di Sport Senza Frontiere e un passato come allenatore di Pentathlon moderno. «Il primo camp estivo fu aperto nel 2017 sul Terminillo, all’indomani del terremoto in Centro Italia, insieme a Croce Rossa Italiana e Cisco per dare supporto alle famiglie colpite dal sisma».

Da quella prima esperienza il progetto Joy si è poi evoluto fino alla dimensione attuale che comprende: il Joy Summer Camp in programma a Clusone (BG) dal 21 al 27 giugno e dal 5 all’11 luglio 2026. Le tre settimane di attività a Pian de Valli, sul Monte Terminillo: dal 21 al 27 giugno, dal 28 giugno al 4 luglio e dal 5 all’11 luglio 2026. E all’Oasi Zegna, in Alta Val Sessera, con il format “avventura” dal 2 al 5 settembre 2026.

«La nostra missione è garantire il diritto allo sport, renderlo accessibile a chi più ne ha bisogno, portarlo lì dove non c’è e diffonderne principi e valori» aggiunge Alessandro Tappa.

Tutto ciò è possibile grazie alle tre reti solidali che Sport Senza Frontiere ha creato negli anni: la prima è la rete costituita dalle associazioni sportive che aderiscono a SSF e che durante l’anno scolastico e d’estate offrono i loro corsi a costi calmierati se non gratuitamente. Oggi sono 229 sul territorio nazionale.

La seconda è la rete socio assistenziale ovvero gli enti (servizi sociali, scuole, comunità) che segnalano a SSF i minori da prendere in carico; e infine non meno importante è la rete medico-sanitaria ovvero ambulatori o studi medici che collaborano al programma di monitoraggio sanitari, e al rilascio dei certificati medici di idoneità sportiva per i ragazzi, anche in partnership con l’Università di Tor Vergata di Roma.

Dietro ogni iscrizione a un campo sportivo c’è un percorso educativo strutturato, un accompagnamento nel tempo, una famiglia che viene ascoltata e supportata. Oltre agli allenatori infatti è sempre presente anche uno psicologo che offre sostegno al ragazzo e ai familiari, un educatore che accompagna il percorso formativo del minore e un tutor che affianca l’istruttore sportivo.

Il modello di Sport Senza Frontiere è stato misurato dall’Università Cattolica di Milano, attraverso il suo Dipartimento di Alta Psicologia, che ne ha validato l’impatto sia sui singoli beneficiari che sulle comunità. E nel 2014 è arrivato anche il riconoscimento del CONI come Best Practice nazionale.

«JOY è molto più di un progetto estivo: è uno spazio di crescita, inclusione e libertà per bambini e ragazzi che spesso non hanno accesso a opportunità educative e sportive di qualità. In un tempo in cui la povertà educativa cresce e le relazioni passano sempre più attraverso uno schermo, abbiamo scelto di costruire un’estate fatta di esperienze vere, sport, natura e condivisione» conclude Alessandro Tappa.


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