L’occasione era l’uscita del suo nuovo libro: Le Voci degli altri (Mondadori) ma l’incontro di ieri sera al Teatro Parenti si è inevitabilmente trasformato in un “debutto in società” del candidato sindaco di Milano per il centro sinistra.

A interloquire con Mario Calabresi c’era lo scrittore Marco Missiroli, e ad ascoltarlo una sala gremita di gente curiosa di conoscere da vicino il potenziale sindaco di Milano. Missiroli ha definito il libro come lo scritto più intimo di Calabresi, che parte per forza di cose dalla ferita mai rimarginata di un bambino di tre anni che si è visto ammazzare il padre e che passava pomeriggi solitari a leggere libri nella biblioteca della scuola elementare.

“Oggi è la scuola con il tasso più alto di alunni stranieri a Milano” racconta Calabresi, con un evidente riferimento al recente provvedimento del governo Meloni sul tetto massimo di alunni stranieri in classe. “Ma allora c’era l’obbligo di quartiere e la mitica maestra Fernanda, (tante volte ricordata durante la serata), era capace di tenere insieme bambini provenienti dalle classi sociali più disparate, dal figlio dello stalliere alla compagna figlia di un grande assicuratore”.

Il libro – dice Marco Missiroli – è come una grande matrioska dove Calabresi “divora” e si nutre di un personaggio dopo l’altro, e nasce dalla necessità di “ascoltare le storie delle persone, di quanti si sentono oggi invisibili, e mettersi nei panni degli altri in un’epoca che ci ha insegnato l’indifferenza e in una città che non risponde più ai bisogni della gente comune”.

E così c’è la signora ottantenne rimasta unica italiana in un palazzo popolare del quartiere San Siro, che racconta l’evoluzione urbanistica della città ma anche dei suoi vicini di casa filippini che sono riusciti a ottenere la cittadinanza italiana, hanno fatto studiare la figlia fino alla laurea, si sono comprati la casa Aler ma la figlia mira a trasferirsi in centro. Ultimo esempio di quell’ascensore sociale oggi sparito per noi italiani.

È una Milano più attenta ai bisogni della gente comune quella tratteggiata da Mario Calabresi “le grandi opere vanno avanti da sole, sono le piccole cose che vanno seguite. Io sogno una città dove possa vivere dignitosamente anche chi fa il tranviere e l’operaio senza essere costretti ad andarsene per il costo della vita troppo alto”.

Una città dove i cittadini che si lamentano perché le panchine sotto casa la sera diventano un rifugio peccatorum non vedano risolto il problema con la semplice asportazione delle panchine, ultimo luogo di ritrovo rimasto per gli anziani del quartiere. E sulla sicurezza chiosa: “sono contro la militarizzazione delle città”.

La grande lezione del libro di Calabresi e anche la sua visione politica (se credo di aver capito bene) è che non esiste solo un modo di vedere le cose, non è tutto bianco e nero, ma esistono tanti punti di vista diversi, che nascono dalla capacità di mettersi nei panni degli altri.

Esemplare il racconto intimo e personale che il giornalista fa di un episodio legato al processo agli assassini di suo padre, il commissario Luigi Calabresi.

“Quando nell’aula del Tribunale mia madre mi disse di provare pena e compassione per la figlia di Ovidio Bompressi, l’esecutore dell’attentato al Commissario Calabresi, perché pensava a quella giovane ragazza presente in aula che si vedeva portar via il padre in carcere, io sul momento non capii e rimasi infastidito da questa sua dichiarazione, ma solo dopo tanti anni ho capito che questa è la chiave per uscire e superare il dolore. Saper vedere le cose dal punto di vista degli altri, mettersi nei panni degli altri appunto”. A giudicare da come Milano ha accolto ieri sera Calabresi (una lunga ondata di applausi in una sala gremita all’inverosimile) c’è speranza per il futuro.


2 risposte a “Mario Calabresi presenta il suo libro ai milanesi”

  1. Avatar Francesca
    Francesca

    Grazie, Valeria. Io purtroppo non sono ottimista perché noto una grande ostinata acriticità sia destra che a sinistra. Sicuramente c’è da augurarsi un ingresso di Calabresi, data la sua lucidità liberale. Liberalismo, elemento ormai mancante nel nuovo distorto pensiero di chi si dichiara democratico. Andando avanti così, l’ideologia di sinistra coinciderà perfettamente con quella di destra. E’ in un risveglio critico , democratico e liberale che io pongo le mie speranze. Al momento, la vedo dura.

    1. Avatar Valeria Camagni

      ciao Francesca,
      grazie del tuo commento, diciamo che la speranza è sempre l’ultima a morire…

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