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Quante volte ci siamo sentite dire questa frase: “Alla tua età…”.
Come se il tempo per le donne fosse scandito da eventi a compartimenti stagni – crescere, studiare, costruirsi una professione, innamorarsi, diventare madre e realizzarsi – e una volta raggiunta l’età matura desideri, aspettative, nuove emozioni non ci appartenessero più.
Ma se l’età diventa una misura delle aspettative, noi donne finiamo per sentici sempre inadeguate, o sotto pressione rispetto al bisogno di approvazione degli altri e l’ascolto dei propri bisogni.
Del tema se n’è parlato in un incontro promosso da AmidoMio, Brand di Euphidra, a cui ha partecipato Stefania Andreoli, psicoterapeuta e Maria Federica Passerini, founder di GoMamiGo, la piattaforma dedicata alla maternità e alla genitorialità. Ne è scaturito un piccolo vademecum al femminile che ho pensato fosse utile riportare per destreggiarsi tra la pressione esercitata dai social, le aspettative della società e il carico familiare.
Oggi è difficile per noi donne riconoscere ciò che si desidera per sé, e spesso le nostre scelte sono dettate più dal desiderio di approvazione degli altri e dalla cura della nostra immagine che non da una motivazione genuina. L’esempio tipico, citato dalla dott.ssa Andreoli, è il desiderio di diventare madri. Una delle aspettative più potenti che la società pone sulle spalle delle donne ancora oggi, “ma quante donne si interrogano realmente se desiderano davvero un figlio o se lo vogliono solo perché da loro ci si aspetta questo?”. E quante si sentono inadeguate se non raggiungono tale obiettivo entro una certa età o se non sentono il desiderio di diventare madri?
Ma non siamo tutte uguali e non esiste un unico modo giusto di essere donna, o un calendario valido per tutte. Desideri e bisogni possono cambiare così come cambia il nostro corpo attraverso le varie fasi della vita e bisogna saperli ascoltare.
“Il problema di fondo è che l’essere umano non è fatto per il cambiamento”,” spiega la dottoressa Andreoli. “Perché cambiare significa perdere le nostre certezze per qualcosa, che per quanto radioso ci possa sembrare, rappresenta comunque l’ignoto. Significa lasciare una parte di sé per quanto bella o brutta sia stata. L’abitudine è la pasta molle della sicurezza, quindi cambiare implica già uno sforzo. Siamo abituate a pensare al nostro centro come a un punto fermo, qualcosa da trovare una volte per tutte e poi difendere. Ma il centro di ogni donna non è un luogo, è un orientamento e si sposta con lei attraverso le età e i cambiamenti del corpo, dei desideri, delle relazioni. Perderlo non è un fallimento, significa che ciò che eravamo non basta più e ciò che saremo non ha ancora preso forma. La forza non sta nel restare uguali a se stesse ma nella capacità di trasformarsi e nel coraggio di ritrovare un nuovo centro”.
Oggi il 39% delle donne tra i 18 e i 65 anni che utilizzano i social si sente sotto pressione rispetto agli standard estetici (fonte Doxa-Ro Mens Salute Mentale 2025) mentre secondo un altro sondaggio condotto in Inghilterra sulle più giovani (tra gli 11 e i 21 anni) il 75% dichiara di aver provato la sensazione di non corrispondere all’idea altrui di come dev’essere una ragazza.
Tutte insomma ci sentiamo fragili, ma questa fragilità non è un difetto, avverte Stefania Andreoli, è insita nella natura umana. Noi esseri umani siamo vulnerabili per definizione.
Imparare a star bene nella propria pelle è una consapevolezza che si raggiunge solo con la maturità, attraverso anche degli errori. Per questo Euphidra ha avviato nel 2018 insieme a Zeta Farmaceutici il progetto Euphidra for teens, per andare nelle classi a parlare con gli adolescenti e renderli consapevoli dei cambiamenti a cui va incontro il proprio corpo a ogni età.


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