
Si definisce “donna di pianura, poeta che ascolta il mondo” ma forse la parola migliore per presentarla sta nel suo nome d’arte: BoEm che poi è l’acronimo della sua reale identità (Botti Emanuela) oltre che il titolo dell’ultima raccolta di poesie pubblicata dall’editore La Vita Felice. La quarta, in ordine cronologico ma anche forse la più importante e la prova più matura della sua produzione letteraria.
Emanuela Botti è una bellissima signora bionda con due occhi azzurri magnetici, è arrivata alla poesia dopo una vita professionale spesa in tutt’altro ambito (in mezzo a tanti ingegneri come ama dire lei). Le sue raccolte poetiche hanno ottenuto già importanti riconoscimenti e io ho fatto quattro chiacchiere con lei in occasione della recente uscita del suo quarto libro che sarà presentato a BookCity a Milano il prossimo 28 novembre.

La tua raccolta di poesie BOEM si presenta divisa in quattro parti, a cui corrispondono quattro categorie concettuali: Bellezza, Orgoglio, Eccentricità, Magnetismo, ci spieghi il perché della scelta di queste parole e come si riflettono sui tuoi versi?
BoEm: Prima di tutto, se ci fai caso, queste quattro parole corrispondono alle iniziali del mio nome d’arte BoEm, un nome che già da solo evoca una certa musicalità visto il rimando alla celebre opera di Puccini. E la m a poesia è anche musicalità. Ma se dovessi dare una sintesi direi che “Quando la parola declina la Bellezza con Orgoglio fiero e sincero di chi conosce la fatica di ogni passo, la Eccentricità è un valore aggiunto e rende forza ed energia al Magnetismo della voce, all’habitus del coraggio, alla coerenza della propria consapevolezza”
Questa raccolta di poesie per me rappresenta un po’ la summa di tutto il mio lavoro.
La mia è una poesia breve, pregna di immagini di forza espressiva, tradotta in musica, pittura, arte visiva e linguaggio LIS, sempre all’insegna di accessibilità, inclusione, contaminazione e cooperazione.
È una poesia che impone una riflessione sul nostro vivere il presente. È uno specchio della realtà, senza filtri, che prima di tutto deve arrivare al cuore di chi legge, essere sincera.
Nei miei versi racconto la quotidianità dei sentimenti, non credo nella poesia come fuga dalla realtà, anzi, a volte le mie parole possono arrivare come uno schiaffo o un grido di aiuto, ma sopra ogni cosa sono sincere.
E poi c’è la componente corporea, nella poesia io ci metto anche il corpo perché sento molto questa componente di sensualità ed erotismo e cerco di esprimerla nei miei versi.
Quando hai iniziato a scrivere poesie, è sempre stata una tua passione, o una scoperta tardiva?
BoEm: La prima poesia ha una data e un giorno: 27 dicembre 2014, quindi si colloca in un’età già matura. Stavo attraversando un periodo molto difficile dal punto di vista personale e ricordo che c’era un amico di mio figlio, amante delle poesie, che insisteva nel convincermi a scrivere, così iniziai a buttar giù i primi versi che tenni poi in un cassetto per tanto tempo. Diciamo che la poesia è arrivata a me come un’amica che non aspettavo, mi ha permesso di vivere il grande dolore che stavo attraversando abbracciandolo.
Ho avuto poi la fortuna di trovare una guida come Elio Pecora, poeta, scrittore e autore teatrale, che ha firmato la prefazione di Le fate ingorde – (2018) la mia prima raccolta di poesie edita sempre da La Vita Felice. Lui mi ha insegnato una grande lezione: la poesia deve arrivare a tutti, anche a chi non ne ha mai letta una, non dev’essere dominio solo delle persone colte.
Qual è il tratto distintivo dei tuoi versi, quello che secondo te li rende riconoscibili?
BoEm: Credo che sia la chiusa, nei miei versi la chiusa è disarmante, non te l’aspetti, a volte arriva come uno schiaffo, capovolge completamente il senso dei versi precedenti, non a caso qualcuno mi ha definito “poeta di seta e di acciaio” perché nelle mie parole c’è la morbidezza ma anche la determinazione, il coraggio. E poi la parte finale è quella che tutti ricordiamo di una poesia.
Chi legge poesia
trova ciò che stava cercando
anche se il poeta
non l’aveva scritto
©BoEm
È una tua citazione, ci spieghi cosa significa?
BoEm: Significa che dai miei versi ciascuno può prendere ciò che sente più vicino a sé anche se magari non corrisponde agli intenti del poeta. Ci sono donne che rinascono grazie a ciò che riescono a tirare fuori con la poesia.
Ci tengo a tale proposito a raccontare l’esperimento di volontariato poetico che faccio in collaborazione con una casa rifugio del lodigiano. Qui ci sono donne vittime di violenze, poco propense ad aprirsi, alcune di loro magari non hanno mai letto una poesia eppure nel laboratorio di scrittura che faccio con loro mettiamo insieme parole, concetti, emozioni, in assoluta libertà e alla fine sono riuscita a far scrivere ad alcune di loro una poesia in autonomia. Abbiamo anche raccolto i loro pensieri in un libro.
Tu hai una presenza social molto importante, sul tuo account Instagram ( IG @sono.boem) sei molto seguita e veicoli aforismi, versi tratti dalle tue raccolte poetiche, ci racconti quanta importanza ha questo mondo per te?
BoEm: Ho scelto di essere presente su Instagram prima di tutto con la mia immagine, io nella poesia ci metto la faccia, oltre che i miei versi. Posto quotidianamente anche semplici momenti di vita quotidiana. E poi ho visto che le persone mi seguono, i miei versi arrivano al cuore, in tanti mi scrivono dicendo che si sono rispecchiati in ciò che scrivo. Sono nate anche delle amicizie vere tramite Instagram.
In parallelo ho sperimentato anche i podcast, con la collana: Sono nata con le scarpe tacco 10! disponibile su Spotify, YouTube (https://www.youtube.com/@sonoboem) e Amazon Music. Mi sono inventata anche un tour #sononatail14delmesecorto Tour 2023, per portare la poesia nei luoghi meno frequentati, dove affianco le presentazioni tradizionali a eventi e recital interdisciplinari uniti a food&wine, musica, pittura e fotografia, in un dialogo reale e sincero fra le arti.
Tra i tanti riconoscimenti alla tua produzione poetica, qual è quello di cui sei più orgogliosa?
BoEm: Per quanto riguarda i riconoscimenti che ho avuto, indubbiamente uno dei più prestigiosi è il premio Nabokov (sono arrivata a terza nella sezione delle poesie inedite)
Ma non posso neanche dimenticare il prestigio del premio Salvatore Quasimodo (sono arrivata seconda con la mia opera prima “Le fate in ingorde”). Inoltre, vado molto fiera della menzione di eccellenza nel premio San Domenichino.
Io non parlo volentieri dei miei premi, perché penso che il riconoscimento maggiore mi arrivi sempre comunque dai lettori, visto che ho la possibilità di interagire con loro nelle presentazioni o nei social, naturalmente non disdegno questi premi e sto valutando l’ipotesi di partecipare ad alcuni concorsi con il mio nuovo libro.

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