Quest’anno la XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino ha come tema: Il mondo salvato dai ragazzini e nel suo discorso inaugurale la scrittrice britannica Zadie Smith ha voluto condividere un ricordo doloroso della sua adolescenza con l’immensa sala di pubblico accorso ad ascoltarla. L’episodio riguarda una tragica caduta dalla finestra (voluta, casuale? ancora oggi lei non sa dare una risposta) con un volo di dodici metri da cui uscì miracolosamente viva.

Così racconta la scrittrice quei momenti: “La me adolescente – che era paralizzata e terrorizzata dalla morte come lo rimane tuttora la me adulta – in quel momento, chissà come, provava un senso di calma beata. Avevo diciassette anni. Avevo amato libri, film, dipinti. e l’intera opera di quell’uomo minuto che ora chiamavo con venerazione “symbol”. Avevo amato il mio quartiere, Keats e Whitney Houston, la mia scuola, i miei amici, i miei fratelli, Tracy Chapman e fumare e – ora me ne rendevo conto – perfino l’esperienza di aver vissuto un amore non corrisposto per sei anni (essendo questa un’epifania adolescenziale, ai miei genitori non ho pensato neanche per un millisecondo). E adesso era, come dire, tutto finito?”.

Quell’episodio fu come dice la scrittrice un’epifania adolescenziale: ” Avevo corso nella segale fino al ciglio del precipizio e mi ci ero affacciata, e così facendo mi ero scoperta ad apprezzare nuovamente la segale. Presi la mia infelicità adolescenziale e la riportai sulla mia fetida poltrona, aprii un libro, mi ritirai”.

Ma oggi dove può andarsene una ragazzina infelice del Ventunesimo secolo, se vuole ritirarsi dalla realtà? Si chiede la scrittrice. Se avete più di 50 anni risponderete su Internet, perché quella generazione la considera ancora il mondo virtuale separato dalla realtà. In fondo l’infelicità adolescenziale non è molto cambiata rispetto ai suoi tempi e se l’orizzonte di fuga sembra essersi ristretto, una ricetta e un’ombra di speranza alla fine la scrittrice ce la lascia: “cerco di ricordarmi che nonostante tutte le evidenti trasformazioni, due delle mie forme preferite, intime, di autoterapia continuano a essere a portata di mano: le persone e i libri. Stare con le persone. Leggere libri”. 

Insomma se oggi ai ragazzi il futuro sembra sempre più un’incognita l’appello che arriva da questa edizione del Salone del libro di Torino è di  trovare nella letteratura, nell’arte, e nel presente, la gioia di conoscere e abitare il mondo. Il mondo non è ancora stato salvato, ma se c’è qualcuno che può farlo sono le ragazzine e i ragazzini. Non solo perché a loro stiamo per consegnare tutto, ma anche perché insieme possiamo creare un nuovo modo di stare insieme: con il senso della curiosità e della libertà, con il gusto dell’esplorazione e dell’ascolto, accettando il mistero e le contraddizioni.

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